Contemporary Café Perugia

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IDENTITÀ – Personale di Meri Tancredi a cura di Antonio Senatore | 12 maggio – 2 giugno


“Solo sono un uomo triste che mette insieme le sue ultime parole”
J. Heraud – Poeta guerrigliero

Meri Tancredi è un’artista abruzzese formatasi a Perugia. Realizza sculture, dipinti, installazioni e performance. La ricerca artistica portata avanti da Meri Tancredi è improntata sullo studio e la reinterpretazione degli archetipi, e quanto ne risulta ha le fattezze di un percorso lungo il quale si può rintracciare una serie di paesaggi logici orientati alla costruzione di un atlante dell’archivio irrazionale che compone parte dell’immaginario collettivo.

Il ciclo delle Identità è composto da ritratti nei quali, anziché essere dipinta la persona evocata, è incasellato un testo che questa ritiene la rappresenti e sul quale impone le proprie impronte. Così strutturata, ogni Identità ha il potenziale potere di rivelare l’alchimia che lega gli individui a se stessi e tra loro. Nel complesso, il ciclo rappresenta un esperimento di arte partecipativa nel quale ogni soggetto coinvolto ha il potere di imprimere un proprio marchio sull’opera, indipendentemente dalle proprie capacità tecniche e dal tipo di intervento realizzato dall’artista.
L’idea da cui il ciclo di opere scaturisce è concepita in modo da permettere alle persone di esprimersi in totale libertà. Alcune Identità sono state elaborate dall’artista: la propria, la numero zero, in cui si racconta a partire da ricordi frammentari e istintivi dell’infanzia, su una tela ricavata da un lavoro a telaio della nonna, memoria tra i ricordi; la numero due, omaggio a Mimmo Rotella, composta con la tecnica della sovrapposizione e dello strappo, con mani e piedi ritagliati e strappati a mostrare il manifesto sottostante; la numero quattro, tributo alla memoria del poeta guerrigliero peruviano Javier Heraud ucciso a 21 anni sul rio Madre de Dìos al confine tra Bolivia e Perù, che riporta l’epilogo della raccolta di poesie El Rìo.

In filosofia l’identità è qualsiasi cosa che rende un’entità definibile e riconoscibile, perché possiede un insieme di qualità o di caratteristiche che la distingue da altre entità. In altri termini, identità è ciò che rende due cose la stessa cosa oppure ciò che le rende differenti.
Le Identità di Meri Tancredi ritraggono ciò che un individuo ritiene lo caratterizzi e definisca in un dato momento. Può trattarsi di qualcosa in cui si crede in modo talmente profondo da continuare a riconoscervisi, o di uno svago, rappresentando solo ciò che è stato all’atto della composizione dell’opera. Eppure, quanti finora si sono sottoposti al rito delle Identità – parlo di rito forse a sproposito, ma tale è il valore che ho attribuito al cerimoniale per nulla cerimonioso che ha scandito il tempo da quando Meri mi ha offerto un’opera a quando, non senza difficoltà, ho impresso l’impronta che l’ha conclusa – l’hanno interpretata con serietà quasi dolorosa, costruendo un percorso logico ferreo: o ripescando la propria storia personale e familiare dai propri ricordi e dai racconti dei propri familiari e poi ritagliandola fino a una sintesi adamantina, o raccontando all’artista nei ritagli di tempo la propria vita e poi lasciando che fosse lei a scolpirla nelle parole, o trovando finalmente una collocazione fisica per dei versi che da tempo si agitavano appena al di sotto del pensiero cosciente. Il ciclo delle Identità è una serie di opere intense, che permettono all’osservatore di porsi in relazione con altre persone nel modo più diretto e intimo, probabilmente ostico, possibile. Allo stesso tempo è un esperimento che mette in discussione uno dei paradigmi fondanti dell’arte, il rapporto tra artista e pubblico, chiedendo a quest’ultimo di partecipare alla creazione dell’opera e di mostrare se stesso, il proprio profilo migliore se vogliamo, o il più personale. Infine, è una sfida a lasciarsi catturare dall’incanto della riflessione, a reprimere l’istinto di negarsi al prossimo mostrando l’ennesima maschera, un sorriso di sufficienza o uno sguardo beffardo.

Antonio Senatore

 

Identities

Meri Tancredi is an italian artist born inL’Aquila. Graduated in Painting at Perugia’s Fine Arts Academy, she sculpts, paints, builds-up installations and realizes performances. She studies and reinterpretes archetypes. Her artworks constitutes a path that seem a sequence of logical segments directed to the construction of a kind of atlas in which is collected the irrational archive that compose part of our collective imagination.

 The Identities are portraits that, instead of displayng their subjects, show a text from which the evoked person believe to be narrated by and on which impresses her footprints and/or handprints. By the way they are structured, the Identities can reveal the alchemy that connects a person to herself and to the others. Every subject involved can impress his ‘brand’ on this experiment of Participatory Art, irrespective of his technical abilities and of the kind of intervention realized by the artist.

The Identities are conceived in order to give their subjects the chance to express themselves freely. Some of the artworks have been totally made by Meri Tancredi: hers, the number zero, in which she narrates herself starting from bits of her childhood memories, on a canvas made from a needlework done by her grandmother; the number two, homage to Mimmo Rotella, composed with the Overlap & Tear technique, with handprints and footprints carved to show an underlaying poster; the number four – tribute to the memory of Peruvian poet and freedom fighter Javier Heraud, killed 21 years old near the Madre de Dìos river, between Bolivia and Perù – bearing the epilogue of the anthology El Rìo.

In philosophy the identity is whatever makes an entity definable and recognizable, due to a group of qualities or features that distinct it from other entities. In other words, an identity is what makes things different. Meri Tancredi’s Identities portray what an individual thinks that characterizes and defines him in a given time. It can be something he believes in so deeply to still recognize in after years, or it can be a distraction, representing just what one has been in that moment. Still, those who underwent the Identities’ ceremony – this is the value that I have given to the whole process I bumped into since Meri offered me an Identity to the moment I impressed the handprint that closed it – have behaved with an almost painful seriousness, retrieving their personal history from their memories or rebuilding it from the tales told by their familiars and cutting it to adamantine precision, or telling the artist their life and then letting her to sculpt it in words, or finally giving a role to verses that since a long time dwelt in their mind, hidden by everyday consciousness. The Identities are strong artworks that give the observer the chance to relate with others in the most direct and intimate, probably harsh, way. At the same time they are an experiment that calls into question one of Art’s founding principles, the relationship between artist and audience, asking the observer to contribute to the creation of the artwork by showing his most personal outline. Finally, they are a challenge to become enthralled by the charm of the reflective thought, to hold back the instinct to deny oneself to the others by showing them the umpteenth mask, a smugly smile or a mocking look.

Antonio Senatore

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