Contemporary Café Perugia

14/01/2012 – COMBO 4TH REOPENING!

 

COMBO 4TH REOPENING!!!
PAINT IT GROOVE! music selection by:
PERUGIA COOL SCENE Massimo + Mr. Lele
 / SUNNY GROOVE / MR G. (Roma)
Rare Groove / Hammond Beat / Modern Soul on 45 rpm
http://www.youtube.com/watch?v=D_JfJW53dEo&feature=youtu.be

INFRANTI E LUCENTI  installazioni ambientali di FRANCESCO CIAVAGLIOLI
in mostra fino al 31 Gennaio 2012

START 6.00 PM. Vegetarian appetizer!

Intervista tratta dal catalogo della mostra

Momenti di trascurabile sacralità” a cura di Saverio Verini
dove l’installazione è stata presentata per la prima volta in occasione delù
Kilowatt festival Sansepolcro.
http://thetransitions.wordpress.com/artworks/ 

Uno dei tuoi interventi prevede la schermatura di una decorazione preesistente all’interno della      chiesa: furia iconoclasta o c’è dell’altro?  
La prima ragione è senz’altro quella di creare un dialogo con il luogo che contempli soprattutto la sua atmosfera, il suo “colore”. Da qui l’utilizzo di una carta semitrasparente che cela l’affresco retrostante, ma che ne conserva – per così dire – un fantasma, una vaghissima traccia, che va a costituire lo “sfondo” del disegno.

Quest’immagine che non si dà mai – parli di “fantasma”, di “vaghissima traccia” – ricorre spesso nelle tue opere. Non capisco se è qualcosa che ti dà ansia o, al contrario, piacere. O se, più semplicemente, si tratta di qualcosa di inevitabilmente legato alla storia e alla “vita” di un’immagine.
La terza, ovviamente. Non sono rappresentazioni di stati d’animo: a mio avviso il fantasma è l’essenza dell’immagine, la sua vita, il suo inesauribile moto inconscio e anacronistico. L’intento è quello di restituire immagini colte in un momento di transizione fra apparizione e sparizione. Un fantasma però non è solo un’immagine evanescente, ma un momento di passaggio, è un qualcosa che ha in sé le tracce di ciò che era ma che non è più, e la promessa di ciò che sarà ma che ancora non è. Nell’altro intervento, dove espongo molti miei vecchi lavori ridotti a “brandelli”, intendo restituire un’immagine del “fare arte” che non si dà come opera finita, ma come lo stato di un moto. Distrutti in quanto lavori finiti, fioriti in quanto “Imago” del mio fare arte. Infranti e lucenti.  
Quindi è questo il senso ultimo di un’opera, il sottrarsi a una definizione?
Direi che il senso ultimo di un’opera è vivere in quanto immagine. Ciò comporta necessariamente una sospensione della definizione, affinché l’opera possa manifestare liberamente tutta la propria “sostanza immaginante” e vivere nello spettatore e nell’artista come un moto inconscio, tanto indefinito quanto viscerale e autentico.

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